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Mercoledì 21 Aprile 2021

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La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?
Le risposte della Congregazione per la Dottrina della Fede e del cardinale Müller prefetto emerito della stessa Congregazione  
 
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Sul tema delle unioni di persone dello stesso sesso si sono pronunciati in questi giorni sia la Congregazione per la Dottrina della Fede che il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della stessa Congregazione.  
 

“Perché solo il matrimonio tra uomo e donna è una benedizione”

 
cardinale Gerhard Ludwig Müller  
 
1) Dietro ai dibattiti sul matrimonio tra uomo e donna o sul matrimonio “per tutti e per chiunque” dell’ideologia LGBT sta la diametrale opposizione tra due concezioni inconciliabili dell’essere umano. In questo contesto, è necessario comprendere correttamente e vivere in novità il matrimonio.  
 
2) La concezione cristiana dell’essere umano si basa sull’ordine della creazione: filosoficamente, l’ordine della creazione ha una corrispondenza nel concetto di ‘natura’. Con il termine ‘natura’ si intende non il fattuale-materiale, ma lo spirituale-personale, che dà a ciò che ha consistenza materiale la sua forma, la sua essenza. L’essere umano è persona in una natura spirituale-corporea. La legge morale è stata iscritta nel cuore di ogni essere umano (Rm 2,16 ss.) e anche rivelata esplicitamente al popolo di Dio nella forma dei dieci comandamenti (Es 20,1-17; Dt 5,6-21). C’è quindi una visione comune della natura dell’essere umano, oltre le frontiere delle religioni e delle visioni del mondo, laddove l’uomo non è mai un mezzo per un fine, ma un fine in se stesso. Questo è anche il senso del diritto naturale e internazionale, che ha le sue origini nel pensiero della Scuola di Salamanca e di Hugo Grotius (1583-1645). Questi principi si sono riflessi, nel 1948, nella Carta dei diritti dell’uomo o nella Legge fondamentale tedesca: la dignità dell’uomo è inviolabile e questa dignità precede ogni legislazione positiva. Lo Stato non può affatto determinare quale sia la natura dell’uomo se non vuole stabilire una dittatura del pensiero e quindi minare alla base il suo stesso fondamento democratico.  
 
3) La concezione dell’essere umano del genderismo, della costruzione socialmente arbitraria del sesso e del transumanesimo è puramente materialista, “come se Dio non esistesse”.  
 
L’ideologia gender è dunque un’ideologia nemica dell’umano, che vuole distruggere l’ordine naturale e quindi l’integrità corporale e spirituale dell’essere umano: l’uomo non è riconosciuto come persona unica nelle condizioni della sua corporeità, della sua collocazione storica e sociale, ma è piuttosto visto come biomateriale utile al proprio piacere o alla volontà arbitraria di terzi per essere arbitrariamente modellato.  
 
La natura umana, la creazione come uomo e donna, deve essere prima decostruita, cioè distrutta, per poi essere ricostruita e ridefinita da chicchessia a sua completa discrezione. Che gioco diabolico è quello che si fa qui con l’essere umano! Un gioco che da un punto di vista antropologico e cristiano è diametralmente opposto al principio che ‘la dignità dell’uomo è inviolabile’. In realtà, l’identità dell’essere umano risiede prima di tutto nella sua persona come uomo o donna, nella sua lingua, nella sua cultura, nella sua coscienza, ecc. – e non nell’attrazione erotica verso se stesso, verso un’altra persona, verso un feticcio come mezzo per un’autosoddisfazione sessuale.  
 
4) Solo il sacramento cristiano del matrimonio fornisce la cornice perfetta per la realizzazione sessuale dell’essere umano come uomo e donna. Esso è infatti orientato verso l’altra persona amata e quindi verso Dio, che anche attraverso il matrimonio e la famiglia compie la sua volontà di creazione e di salvezza.  
 
In tale contesto, il matrimonio di uomo e donna non è affatto solo una forma di reciproca soddisfazione sessuale, ma una comunità di intenso amore personale e di responsabilità integrale l’uno per l’altra (compresa la relazione di salvezza con Dio mediata dal sacramento) e per i figli e i parenti. La dottrina classica e allo stesso tempo molto moderna del matrimonio non ha nulla a che vedere con una destinazione dei coniugi finalizzata all’allevamento (utilitaristico) dei figli e alla soddisfazione egoistica di desideri sessuali. Il matrimonio è piuttosto la partecipazione degli sposi all’amore creativo di Dio nel diventare una sola carne (in Cristo come sacramento) e nella realizzazione della volontà del Creatore attraverso la successione delle generazioni. In questo, i bambini non sono i giocattoli dei loro genitori. Piuttosto, sono creati da Dio e affidati ai genitori perché trovino la loro salvezza nella glorificazione di Dio, che crea, redime e completa ogni essere umano.  
 
5) Lo sforzo di comprendere adeguatamente il matrimonio nella volontà creativa e salvifica di Dio rimane cristiano solo se la testimonianza biblica e l’antropologia sviluppata nella vita della chiesa e la dottrina della sacramentalità del matrimonio non ricadono sotto il paradigma dell’antropologia non naturale ma materialista, cioè atea, del genderismo. Non si deve, come nello gnosticismo, mettere tutta la rivelazione sotto il segno di una speculazione ideologica e mantenere solo l’apparenza del Cristianesimo con alcune reminiscenze (con citazioni bibliche associative o affermazioni folli come ad esempio: “Dio mi ha creato diverso, egoista, razzista, nazionalista, etc.”, come se le disfunzioni e i difetti del carattere risalissero manicheamente a Dio).  
 
6) Così pure lo Stato non può ridefinire arbitrariamente la natura del matrimonio in base a interessi politici, poiché la scambievole corrispondenza di uomo e donna fa parte essenziale della natura dell’essere umano. Il concetto di “matrimonio” può essere usato correttamente solo nel contesto della legge naturale e ancor più nel contesto ecclesiale: l’unione unica di un uomo e una donna nella comunione dell’amore, del corpo e della vita davanti a Dio. Pertanto l’uso della parola d’ordine politica “matrimonio per tutti e chiunque” è solo la prova che non si è capito nulla. Non si può escludere che una formulazione così confusa e deliberatamente cinica rappresenti una violazione mirata o un attacco alla libertà religiosa. Il marito e la moglie sono persone uniche nella loro comunità amorosa e non partner intercambiabili di giochi sessuali di un numero più o meno grande di persone.  
 
7) Le persone con attrazione per lo stesso sesso sono persone amate da Dio come tutte le altre. Anche la benedizione di tali persone – proprio come la benedizione di tutte le persone con qualsiasi inclinazione – è sempre un atto di grazia divina e una chiamata alla conversione e a vivere secondo i dieci comandamenti. Ma all’alba della creazione, Dio benedisse il primo matrimonio come unione di un uomo e di una donna (Gen. 1, 28). Una qualsiasi unione che contraddica la volontà di Dio non può allo stesso tempo essere dichiarata ben accetta a Dio. Perché benedire, benedicere, significa dichiarare che qualcosa è buono, parte da Dio e porta verso Dio. Bisogna anche distinguere il rispetto per singole persone con determinate inclinazioni dagli interessi di gruppi di pressione che vogliono deliberatamente imporre il loro punto di vista alla società maggioritaria con la forza o con il lavaggio del cervello. E, in accordo con la dittatura del relativismo, chiunque contraddica come è suo diritto questa visione deve essere messo a tacere, ostracizzato dai media o addirittura perseguito legalmente.  
 
8) Tuttavia, se la Chiesa rimane fedele al suo divino fondatore, essa non potrà benedire nessun’altra forma di vita oltre al matrimonio e alla vita consacrata – mentre tutti gli individui possono essere benedetti.  
 
Questo non si riferisce solo alla partnership di persone con inclinazioni sessuali verso persone del loro stesso sesso. Anche l’unione di un uomo con più donne o di una donna con più uomini non può essere benedetta dalla Chiesa. Perfino normali amicizie non vengono formalmente benedette. Il matrimonio tra uomo e donna fa parte della connotazione centrale della Chiesa, perché è il nucleo da cui germina la famiglia cristiana. È stato istituito come sacramento da Gesù Cristo ed è inseparabilmente legato alla comunità dei credenti. Solo con Gesù, rispetto ad alcuni oscuramenti del matrimonio (dovuti al peccato originale), è tornata alla piena coscienza e grazie alla sua elevazione a sacramento è stata messa in piena luce l’originaria volontà di Dio per un unico matrimonio, la sua indissolubilità, l’apertura alla generazione.  
 
È quindi importante che i pastori, nel nome di Cristo Signore crocifisso e risorto e Buon Pastore, incoraggino i coniugi a riscoprirsi continuamente come persone uniche amate da Dio, a riaccendere continuamente nello Spirito Santo il fuoco dell’amore personale e integrale. La famiglia è e deve rimanere l’unico luogo dove si vive la forma più alta di questo amore spirituale e corporale e di questa unione reciproca e dove marito e moglie mostrano in modo particolarmente fecondo l’amore di Dio per la creazione.  
 
Qui la fonte dell'articolo con le parole del cardinale Müller, dal sito Kath.net.  
La traduzione dal tedesco si deve ad Alessandra Carboni Riehn.  
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La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?

 
Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede ad un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso  
AL QUESITO PROPOSTO:  
La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?  
 
SI RISPONDE:  
Negativamente.  
 

Nota esplicativa

 
In alcuni ambiti ecclesiali si stanno diffondendo progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso. Non di rado, tali progetti sono motivati da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali, alle quali si propongono cammini di crescita nella fede, «affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita».  
 
In tali cammini, l’ascolto della parola di Dio, la preghiera, la partecipazione alle azioni liturgiche ecclesiali e l’esercizio della carità possono ricoprire un ruolo importante al fine di sostenere l’impegno di leggere la propria storia e di aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale, perché «Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa», rifiutando ogni ingiusta discriminazione.  
 
Tra le azioni liturgiche della Chiesa rivestono una singolare importanza i sacramentali, «segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie situazioni della vita». Il Catechismo della Chiesa Cattolica specifica, poi, che «i sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa» (n. 1670).  
 
Al genere dei sacramentali appartengono le benedizioni, con le quali la Chiesa «chiama gli uomini a lodare Dio, li invita a chiedere la sua protezione, li esorta a meritare, con la santità della vita, la sua misericordia». Esse, inoltre, «istituite in certo qual modo a imitazione dei sacramenti, si riportano sempre e principalmente a effetti spirituali, che ottengono per impetrazione della Chiesa».  
 
Di conseguenza, per essere coerenti con la natura dei sacramentali, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni.  
 
Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore.  
 
Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale, invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio, dato che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia».  
 
La dichiarazione di illiceità delle benedizioni di unioni tra persone dello stesso sesso non è quindi, e non intende essere, un’ingiusta discriminazione, quanto invece richiamare la verità del rito liturgico e di quanto corrisponde profondamente all’essenza dei sacramentali, così come la Chiesa li intende.  
 
La comunità cristiana e i Pastori sono chiamati ad accogliere con rispetto e delicatezza le persone con inclinazione omosessuale, e sapranno trovare le modalità più adeguate, coerenti con l’insegnamento ecclesiale, per annunciare il Vangelo nella sua pienezza. Queste, nello stesso tempo, riconoscano la sincera vicinanza della Chiesa – che prega per loro, li accompagna, condivide il loro cammino di fede cristiana – e ne accolgano con sincera disponibilità gli insegnamenti.  
 
La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio.  
 
Nel contempo, la Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare». Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti «ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo».  
 
Per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso.  
 
Qui la fonte, dal sito del Vaticano, il testo completo e le note  
 
 
 
2021-03-16
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