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Giovedì 11 Agosto 2022

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Prigione senza sbarre
Il Green Pass è l’ingresso nella prigione definitiva, quella che non si vede e da cui non è possibile evadere.  
 
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Prigione senza sbarre

di Enzo Pennetta  
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L’istituzione suprema di ogni regime totalitario è il campo di sterminio.  
Così scriveva Hannah Arendt in “Le origini del totalitarismo” del 1951.  
 
Un campo di sterminio a sua volta è una declinazione particolare del campo di concentramento e il campo di concentramento ideale è quello grande quanto l’intero territorio dello Stato, un carcere esteso dal quale non è possibile fuggire.  
 
Il carcere ideale era stato pensato nell’ottocento da Jeremy Bentham che l’aveva proposto con il nome di panopticon, un edificio circolare nel quale tutti i detenuti possono essere osservati da un’unica torretta centrale, ma il vero segreto del panopticon è che il detenuto non sa mai quando il carceriere lo sta osservando e così si autolimita nel comportamento interiorizzando lo sguardo del carceriere.  
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Il Panopticon

La distopia Huxleyana aveva in realtà descritto un panopticon 2.0 un carcere con le sbarre dorate, chi si trova all’interno non percepisce la prigione perché viene consentita una vita di piaceri, le sbarre si possono guardare senza vederle.  
 
Il panopticon 3.0 era poi quello descritto successivamente da George Orwell in 1984, un modello più aderente all’originale di Bentham dove si sconta una condizione di prigionia manifesta e la telecamera incorporata nelle televisioni osserva ciascun cittadino dentro la propria casa, il carcere è percepibile come un ergastolo di fatto con la dicitura sottintesa “fine pena mai”, anche qui il punto di arrivo è che il carcere sia l’intera società e l’intero territorio.  
 
Siamo infine al carcere 4.0 quello del Social Credit System, quello che unisce le caratteristiche dei modelli precedenti, un luogo in cui tutti sono osservati e le sbarre sono diventate invisibili, dorate per alcuni e di ferro per altri, il Green Pass è lo strumento che rende possibile questa realizzazione.  
 
Tutti sono carcerati, anche chi pensa di non esserlo. Quelli che accettano di cedere i diritti sul proprio corpo sono in quella condizione detentiva definita libertà vigilata, è concessa loro una relativa libertà a condizione che il condannato si sottoponga a periodiche verifiche.  
 
Le sbarre dorate sono costituite da una estrema tolleranza verso ogni comportamento che dia l’illusione di una libertà che è invece libertinismo, ogni tipo di rapporto sessuale viene approvato e incoraggiato e la vita stessa è sessualizzata fin dall’infanzia, l’uso di droghe è largamente consentito per disinnescare il dissenso, chi si sottomette pienamente all’autorità ha come ricompensa l’accesso al paese dei balocchi che però come sappiamo dal Collodi trasforma in asini.  
 
In altri termini è concessa la libertà di “peccare”, come la definirebbe Dostoewskji con le parole del Grande inquisitore:
…concederemo loro anche il peccato perché sono deboli e fragili e ci ameranno come bambini perché permetteremo loro di peccare. Diremo loro che… concediamo loro di peccare perché li amiamo…  
 
E non avranno più segreti per noi. […] li porteranno da noi e noi li risolveremo, ed essi si rimetteranno con gioia alla nostra decisione perché ciò li libererà da un grande affanno e dalla terribile attuale sofferenza di dover decidere da sé.
 
 
Esiste poi nel panopticon 4.0 una seconda categoria di detenuti che per via della loro ostinazione a non cedere il diritto sul proprio corpo sono a tutti gli effetti agli arresti domiciliari, non possono vivere alcun aspetto della vita sociale e l’unica cosa che è loro concessa è la sopravvivenza fisica.  
 
In questa grande prigione coesistono quindi solo carcerati divisi in due categorie, quelli a libertà vigilata e quelli in una cella immateriale, con i primi che devono avere la sensazione di essere liberi, funzione che viene adempiuta dal confronto con la categoria dei reclusi.  
 
È solo osservando la condizione in cui vivono i puniti che gli altri possono pensare di essere liberi.  
 
Il panopticon 5.0  
 
Ma l’evoluzione del carcere perfetto non è ancora completa, la mancata sottomissione diviene infine vero reato penale.  
 
Nel casellario giudiziale le trasgressioni al Lockdown del 2020 sebbene amministrative sono risultate registrate come reati penali, adesso i 100 Euro di multa previsti per i trasgressori dell’obbligo vaccinale sono solo l’apertura di una finestra di Overton che ha come traguardo finale la classificazione come reato penale anche del mancato ottenimento del Green pass.  
 
A quel punto chi non accetterà la logica del Green pass sarà il detenuto tradizionale che rischia la reclusione in una struttura carceraria fisica. A loro volta le limitazioni di libertà che finora erano riservate a chi rifiutava la vaccinazione saranno destinate a chi rifiuterà nuove sottomissioni che verranno stabilite a seguire come ad esempio le politiche Green e la transizione ecologica e tutto ciò che il politicamente corretto detterà di volta in volta.  
 
Il carcere con le sbarre dorate, con la sua libertà rinnovabile a scadenza, sarà ancora riservato a chi si sottomette, o meglio a chi rinnoverà periodicamente la sottomissione.  
 
Si considereranno liberi quei cittadini che accetteranno di avere i loro diritti rinnovati periodicamente, sarà il capriccio delle autorità a decidere che si tratti di misurare la CO2 emessa o che siano punti acquisiti tramite partecipazione ad attività politicamente corrette, azioni che sulla carta figureranno sempre come volontarie.  
 
Riassumendo i cittadini verrebbero suddivisi in tre gruppi:  
1- Accettano il Green Pass e adempiono ad ogni obbligo (libertà condizionata)  
2- Accettano il Green Pass e i relativi obblighi ma risultano inadempienti ad uno o più di questi (arresti domiciliari)  
3- Non accettano il Green Pass (arresto fisico)  
 
Per completare il sistema i giudizi dovranno essere insindacabili perché emessi tramite algoritmi che, essendo a loro volta prodotti con l’intelligenza artificiale, non saranno impugnabili in quanto l’AI fornisce solo responsi non motivazioni.  
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Se L’istituzione suprema di ogni regime totalitario è il campo di sterminio, il Green pass è l’ingresso alla prigione per tutti, è il campo di concentramento a cui tendono i totalitarismi e che a sua volta tende verso il campo di sterminio.  
 
Uno strumento che è già entrato nella ‘normalità’ di milioni di persone, rifiutare l’idea stessa di Green pass e il suo impiego viene già considerato un crimine e in quanto tale viene punito.  
 
Il contrasto al Green pass è un punto non negoziabile, rifiutarne l’idea stessa è esattamente quel crimine che in quanto persone libere ci impegniamo a compiere ogni giorno.  
 
 
 
Articolo originale  
 
2022-01-16
Autore : Enzo Pennetta Fonte : www.enzopennetta.it
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