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Venerdì 10 Luglio 2020

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Il genocidio del popolo armeno (1915-1916)
Il 24 aprile si commemora una delle più grandi tragedie del XIX secolo: il genocidio del popolo armeno.  
 
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1915-1919. Donna armena inginocchiata accanto al corpo d'una bambina morta nei campi

Il popolo armeno fu il primo ad aderire al cristianesimo, quando il re Tiridate III, nell'anno 301, dichiarò il cristianesimo religione di Stato.  
 
Con il termine "il grande crimine" (Metz Yeghérn) i nostri fratelli armeni ricordano la deportazione e l'uccisione di circa 1,5 milioni di persone appartenenti al loro popolo.  
 
Principale responsabile del genocidio fu il gruppo dei "Giovani Turchi", che era salito al governo a luglio del 1908, cui aderì anche Mustafa Kemal, detto Atatürk.  
Per conoscere qualcosa di questo gruppo politico, rimando al sito web Diacronie - Studi di Storia Contemporanea: « Il termine Giovani Turchi appare per la prima volta alla fine del XIX secolo identificando i movimenti di giovani ufficiali e universitari nella Macedonia Ottomana e a Salonicco, in lotta contro il sultano Abdülhamid II ritenuto non più in grado di salvare l’Impero dal suo declino. Il nome – Genç Türkler, in turco-ottomano – che identifica questo movimento prende spunto dalla precedente esperienza del movimento dei Giovani Ottomani (Yeni Osmanlılar) di metà XIX secolo, a sua volta ispirato ai gruppi mazziniani sorti in tutta Europa nella prima metà del secolo sulla spinta del politico italiano Giuseppe Mazzini. Accanto all’esperienza dei movimenti della Giovine Italia e della Giovine Europa, il movimento dei Giovani Turchi si ispira anche alla carboneria e, soprattutto, trae un’importante linfa vitale dai circoli massonici. Nati come un movimento di occidentalizzazione laica in contrasto con la politica maggiormente tradizionale del sultano ottomano, i Giovani Turchi ottennero il loro massimo successo nel 1908 riuscendo a destituire il sultano Abdülhamid II e ad instaurare poi un governo laico con il fine di salvare ciò che restava dell’Impero Ottomano. »  
 
A partire dal 24 aprile 1915 furono eseguiti i primi arresti fra gli armeni residenti a Costantinopoli e iniziarono le deportazioni verso l'interno dell’Anatolia e verso la regione di Deir ez Zor in Siria con delle marce della morte, che coinvolsero più di un milione di persone: centinaia di migliaia morirono per fame, malattia, sfinimento o furono massacrati lungo la strada.  
 
Gli armeni maschi in età da servizio militare vennero raccolti nei cosiddetti “battaglioni di lavoro” dell’esercito turco e poi uccisi.  
 
In questo video sono sintetizzati gli avvenimenti di cui trattiamo:  
Oggi, in Turchia è punito con l'arresto e la reclusione fino a tre anni chi nomina in pubblico il genocidio degli armeni (art. 301 del codice penale).  
 
Queste sono le parole che Papa Giovanni Paolo II pronunciò durante il suo viaggio in Armenia, il 27 settembre 2001:  
«Gli innocenti che furono massacrati senza motivo non sono canonizzati, ma molti di loro sono stati certamente confessori e martiri per il nome di Cristo. Noi preghiamo per il riposo delle loro anime ed esortiamo i fedeli a non perdere mai di vista il significato del loro sacrificio.»1  
 
In conclusione riportiamo le toccanti parole della preghiera del Papa Giovanni Paolo II, elevata a Dio durante la sua visita al Memoriale di Tzitzernakaberd (Yerevan, 26 settembre 2001):  
 
O Giudice dei vivi e dei morti, abbi pietà di noi!  
 
Ascolta, o Signore, il lamento che si leva da questo luogo, l’invocazione dei morti dagli abissi del Metz Yeghérn, il grido del sangue innocente che implora come il sangue di Abele, come Rachele che piange per i suoi figli perché non sono più. Ascolta, o Signore, la voce del Vescovo di Roma, che riecheggia la supplica del suo Predecessore, il Papa Benedetto XV, quando nel 1915 alzò la voce in difesa "del popolo armeno gravemente afflitto, condotto alla soglia dell’annientamento".  
 
Guarda al popolo di questa terra, che da così lungo tempo ha posto in te la sua fiducia, che è passato attraverso la grande tribolazione e mai è venuto meno alla fedeltà verso di te. Asciuga ogni lacrima dai suoi occhi e fa che la sua agonia nel ventesimo secolo lasci il posto ad una messe di vita che dura per sempre.  
 
Profondamente turbati dalla terribile violenza inflitta al popolo armeno, ci chiediamo con sgomento come il mondo possa ancora conoscere aberrazioni tanto disumane. Ma rinnovando la nostra speranza nella tua promessa, o Signore, imploriamo riposo per i defunti nella pace che non ha fine, e la guarigione, mediante la potenza del tuo amore, di ferite ancora aperte. La nostra anima anela a te, Signore, più che la sentinella il mattino, mentre attendiamo il compimento della redenzione conquistata sulla Croce, la luce di Pasqua che è l’alba di una vita invincibile, la gloria della nuova Gerusalemme dove la morte non sarà più.  
 
O Giudice dei vivi e dei morti, abbi pietà di noi!  
 
Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà
 
 
Anche Papa Francesco, il 24 giugno 2016 durante la sua visita pastorale in Armenia utilizzò la parola "genocidio" suscitando le vivaci reazioni del governo turco.  
 
 
Qui si può vedere il video con la testimonianza di Elia, Patriarca Cattolico Bizantino  
 
 
Note :  
 
1Dichiarazione comune di Sua Santità Giovanni Paolo II e di Sua Santità il Catholicos Karekin II, durante il viaggio in Armenia (25-27 settembre 2001)  
 
Fonti :  
 
Wikipedia  
Diacronie - Studi di storia contemporanea - I Giovani Turchi  
Sito intitolato a Giorgio Perlasca, giusto tra le nazioni  
Sito Storia XXI secolo  
Visita del Papa Giovanni Paolo II al Memoriale di Tzitzernakaberd (Yerevan, 26 settembre 2001)  
 
 
2019-04-24
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