Visita all'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso (Torino)
Visita all'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso (Torino)
L'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso si trova a Buttigliera Alta, in provincia di Torino.
Si tratta di una bellissima chiesa in stile romanico e gotico, sorta per iniziativa di Umberto III di Savoia, e data in uso ai canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne nel 1188.
Si trova lungo l'antica via di pellegrinaggio detta Franchigena ed era molto frequentata anche dai malati perché annessa ad un ospedale.
Tra i grandi capolavori dell’abbazia di Ranverso ammiriamo il Polittico della Natività, realizzato nel 1531 da Defendente Ferrari, e gli affreschi che decorano la sacrestia e il presbitero realizzati dal pittore torinese Giacomo Jaquerio, esponente di spicco del gotico internazionale. Jaquerio, assistito dalla sua bottega, ha dipinto qui numerose opere tra cui spicca la “Salita al Calvario” con i suoi tratti realistici e drammatici.
I testi a corredo della visita sono stati scritti dalla prof.ssa Maria Gabriella Longhetti.
La Precettoria di S. Antonio di Ranverso e gli Antoniani
La Precettoria è il complesso costituito dalla chiesa, il convento, le cascine e l'ospedale; dipendeva dalla casa madre degli Antoniani, la chiesa abbaziale di Saint Antoine du Viennois nel Delfinato, e aveva come responsabile un precettore, nominato dall'abate degli Antoniani. Essa venne costruita in seguito a una donazione (tra il 1180 e il 1185) del conte Umberto III di Savoia, che la volle in prossimità di un ramo della Via Francigena. L'ordine degli Antoniani deriva il suo nome da S. Antonio Abate, che nacque in Egitto nella seconda metà del III secolo; nel 1080 le reliquie del Santo furono trasferite in Delfinato e vennero sepolte a La Motte Saint Didier. Qui nel 1095 venne fondato l'Ordine ospedaliero degli Antoniani, il cui compito era l'accoglienza dei viaggiatori e dei pellegrini che percorrevano la Via Francigena e in particolare la cura dei malati. A questo scopo venne costruito l'ospedale, nel quale i frati curavano soprattutto coloro che erano colpiti dal fuoco di S. Antonio (ignis sacer). Gli Antoniani usavano il grasso di maiale come emolliente per le piaghe provocate dal fuoco di S. Antonio; questo giustifica la presenza di questi animali in uno degli affreschi all'interno della chiesa, così come la natura del male curato (il fuoco) spiega il ricorrere negli affreschi di una fiamma stilizzata. Il simbolo degli Antoniani era la lettera greca tau (T). L'Ordine Antoniano venne abolito nel 1776 con una bolla papale, che ne attribuì i possedimenti all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
L'esterno e il campanile
Il campanile di stile gotico, che si innalza sul fianco sinistro della chiesa e risale alla seconda metà del XIV secolo, è stato costruito su quello primitivo, molto più basso. Esso è suddiviso in cinque piani, dei quali il terzo presenta finestre bifore sui lati Nord e Ovest, e due orologi sui lati Est e Sud, mentre al quarto e al quinto piano si apre una bifora su ogni lato; le bifore del quarto piano presentano scodelle maiolicate sull'arco.
Il campanile culmina con quattro pinnacoli angolari in mezzo ai quali si innalza una cuspide ottagonale.
I tre portali della facciata danno accesso a un portico, eretto intorno alla metà del XIV secolo. Esso è coperto con volte a crociera, la mediana delle quali è decorata con affreschi cinquecenteschi; la scena più facilmente leggibile rappresenta la nave che trasporta da Costantinopoli alle coste francesi il corpo di S. Antonio Abate, che sarà poi sepolto nella chiesa della cittadina di La Motte St. Didier in Delfinato (ora denominata Bourg St. Antoine), dove venne fondato nel 1095 l'ordine Antoniano. Le volte sono sostenute da pilastri con capitelli e mensole, tutti realizzati in pietra verde, che crea un contrasto cromatico con il rosso delle strutture in cotto; sia i capitelli sia le mensole, scolpiti da un anonimo artista piemontese intorno al 1280, sono decorati con teste umane, animali e mostri, come era usuale nel medioevo.
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Esterno e campanile
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Esterno e campanile
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Esterno e campanile
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Esterno e campanile
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Esterno e campanile
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Esterno e campanile
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Esterno e campanile
La facciata della chiesa
La chiesa, inizialmente costruita in stile romanico, in seguito alle trasformazioni subite nel corso di tra secoli ha assunto forme gotiche. La facciata attuale, che risale alla metà del XIV secolo, è a capanna e presenta tre portali con archi a sesto acuto, a cui si sovrappongono le ghimberghe (la ghimberga è un frontone triangolare proprio dello stile gotico), sormontate da un pinnacolo.
La ghimberga centrale non è in asse con la facciata, ma spostata verso la destra di chi guarda, in modo tale da non coprire completamente il rosone, testimoniando così che le costituiscono un'aggiunta posteriore; esse risalgono infatti alla grande sistemazione della chiesa, avvenuta alla fine del XV secolo.
Ai lati della ghimberga centrale si aprono due finestre monofore. La facciata è abbellita e movimentata da una ricca decorazione in terracotta. Questo tipo di decorazione rappresenta la fusione di creazione artistica ed esecuzione artigianale: infatti gli elementi decorativi ideati dall'artista (foglie, rami, frutti, fiori, serie di archetti ...) venivano riprodotti in formelle tramite stampi, che consentivano di ripetere innumerevoli volte i motivi ornamentali. A S. Antonio di Ranverso sono state così create cornici per ornare i portali, le ghimberghe, le finestre il rosone, ma anche i coronamenti del tetto, i pinnacoli, i fianchi della chiesa, l'abside, il campanile. La facciata presenta inoltre una decorazione dipinta a motivi geometrici, eseguita agli inizi del XVI secolo. L'abside poligonale, risalente alla fine del XV secolo, è percorsa da alti contrafforti, che sono sormontati da pinnacoli.
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Facciata della chiesa
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Facciata della chiesa
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Facciata della chiesa
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Facciata della chiesa
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Facciata della chiesa
Alla chiesa dà accesso un portale, nella lunetta del quale un affresco della fine del XV secolo rappresenta la Vergine con il Bambino tra S. Giovanni Evangelista e un altro santo.
Il chiostro
Al fianco meridionale della chiesa è addossato un piccolo chiostro, di cui rimane solo un lato; è stato costruito nel corso dell'intervento architettonico risalente alla fine del XV secolo.
Esso è coperto da volte a crociera e si apre sul giardino con archi sostenuti da massicci pilastri in mattoni, a cui sono addossate semicolonne, anch'esse in mattoni.
A sinistra dell'ingresso al chiostro una scala conduce al coro d'inverno dei monaci, attualmente non visitabile.
Esso è costruito al di sopra del portico esterno ed è illuminato dalle due finestre monofore che sulla facciata della chiesa fiancheggiano la ghimberga centrale.
Gli affreschi della navata centrale e delle prime due cappelle della navata sinistra
Nel lato sinistro della navata centrale, sopra l'arco d'ingresso della seconda cappella, un affresco quattrocentesco raffigura la Madonna con il Bambino tra S. Bernardino da Siena e S. Antonio Abate, il quale presenta una donna inginocchiata.
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Madonna con Bambino tra S. Bernardino da Siena e S. Antonio Abate
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Madonna con Bambino tra S. Bernardino da Siena e S. Antonio Abate
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Madonna con Bambino tra S. Bernardino da Siena e S. Antonio Abate
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Madonna con Bambino tra S. Bernardino da Siena e S. Antonio Abate
Al di sotto vi sono alcuni affreschi duecenteschi: una Natività, i Santi Pietro e Paolo con il Cristo benedicente, la cui figura è stata tagliata in seguito all'apertura dell'arcone.
Sopra l'arcata che segue la base del campanile si trovano un altro Cristo benedicente fra i simboli degli Evangelisti, e sei Apostoli, affreschi molto deperiti risalenti agli inizi del XIV secolo. Nella prima cappella della navata sinistra sono affrescati episodi della leggenda della Maddalena, risalenti al 1395 (eseguiti probabilmente da Pietro da Milano, autore, insieme ai suoi discepoli, della decorazione tardo trecentesca della Precettoria); sulla parete di fondo è dipinta una Crocifissione. Nella seconda cappella della navata sinistra (così come nella prima e nell'ultima) rimangono tracce della decorazione tardo trecentesca consistente in un velario ricamato.
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
Il Polittico sull'Altar Maggiore
L'autore del polittico è Defendente Ferrari, pittore chivassese di cui è nota l'attività tra il 1497 e il 1531.
Egli lo eseguì su commissione degli abitanti di Moncalieri, che nel 1531 lo offrirono alla Precettoria come ringraziamento per essere stati liberati dalla peste.
All'interno della cornice architettonica in legno dorato sono rappresentati nella parte centrale l'Adorazione del Bambino, a sinistra S. Antonio Abate e a destra S. Rocco, in alto a sinistra S. Sebastiano e a destra S. Bernardino da Siena.
Sulle ante laterali sono raffigurati, nella parte posteriore, alcuni episodi della vita della Vergine, e frontalmente figure
di santi: in particolare a destra in alto S. Antonio Abate che visita S. Paolo Eremita. La predella illustra sette scene della vita di S. Antonio, dalla conversione alle tentazioni, all'incontro con S. Paolo Eremita, che sarà in seguito sepolto da S. Antonio; sono episodi analoghi a quelli affrescati da Jaquerio sulla parete destra del presbiterio.
La pittura rappresenta il superamento del gotico, in particolare nella volumetria delle figure e nella prospettiva, che appartiene ormai al Rinascimento.
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Il Polittico sull'Altar Maggiore
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Il Polittico sull'Altar Maggiore
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Il Polittico sull'Altar Maggiore
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Il Polittico sull'Altar Maggiore
La statua di S. Antonio
La statua in legno, nel presbiterio, rappresenta S. Antonio Abate. Il Santo indossa l'abito dell'Ordine Antoniano e nella mano destra regge il bastone con la Tau. Ai piedi è rappresentato il maiale, uno dei simboli del Santo. La statua è stata eseguita verso la fine del XIV secolo, probabilmente in Francia.
La Cappella con le storie della Vergine
Nella cappella è rappresentato un ciclo di storie della Vergine, attribuite al pittore torinese Giacomo Jaquerio (1375-1453), che iniziano dalla parete dell'altare con l'Annunciazione, proseguono ai lati dell'arcone d'ingresso alla cappella con la Visitazione e la Natività, mentre sulla parete di fronte all'altare in due registri sovrapposti sono dipinte l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio; sulla sinistra della finestra è affrescata la morte della Vergine, mentre negli sguanci della stessa finestra sono ritratti S. Eutropio a sinistra e S. Dionigi a destra.
Gli affreschi sono stati scoperti durante il restauro condotto nel 1910, che ha eliminato l'imbiancatura di calce da cui erano ricoperti.
Le pitture, già in cattivo stato di conservazione, sono state in alcuni casi ulteriormente danneggiate dalla eccessiva raschiatura che, oltre ad eliminare l'imbiancatura sovrapposta, talora ha asportato anche strati di colore: è questo il caso della zona centrale della Morte della Vergine, dove la rimozione del colore ha portato alla luce la sinopia, cioè il disegno preparatorio dell'affresco.
Questo ciclo è ritenuto un'opera giovanile di Jaquerio; la realizzazione delle storie della Vergine sarebbe quindi da collocare tra il 1410 e il 1411.
La Cappella di S. Biagio
La cappella è decorata con affreschi attribuiti al pittore torinese Giacomo Jaquerio (1375-1453). Ai lati della finestra di fondo sono rappresentati Santa Barbara e due santi, sulla parete destra e sopra l'arcata episodi della vita di S. Biagio. In particolare si riconoscono la scena del bambino liberato dalla spina, S. Biagio tra gli animali (i due affreschi del registro superiore), S. Biagio e i cattivi barcaioli.
La figura del Santo è caratterizzata da una resa raffinata, che predilige i toni tenui e sottolinea la spiritualità della rappresentazione. Su una delle due volte della cappella sono effigiati i simboli dei quattro Evangelisti, e all'interno di un medaglione è dipinto un ritratto, che secondo alcuni rappresenterebbe lo stesso pittore.
La datazione di questo ciclo è controversa; esso viene ritenuto probabilmente posteriore agli altri affreschi jaqueriani nella Precettoria e collocato dopo il 1429.
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Cappella di S. Biagio
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Cappella di S. Biagio
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Cappella di S. Biagio
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Cappella di S. Biagio
Giacomo Jaquerio
La vita e l'attività di Giacomo Jaquerio sono state ricostruite quasi esclusivamente grazie ai numerosi documenti pervenutici che testimoniano i suoi interventi di artista, mentre ci è giunta solo un'opera autografa, e cioé il ciclo di affreschi del presbiterio di S. Antonio di Ranverso.
Egli nacque intorno al 1375 a Torino in una famiglia di artisti e operò tra il 1400 circa e il 1453. Era un artista itinerante: inizió la sua carriera a Ginevra intorno al 1400, operò poi a Torino e divenne pittore di corte degli Acaia a Pinerolo; dal 1418 si pose al servizio di Amedeo VIII duca di Savoia, per il quale lavorò come pittore di corte in Savoia e in Piemonte; risiedette poi stabilmente a Torino a partire dal 1429, e qui morì nel 1453.
La formazione e l'attività di Jaquerio devono molto all'atmosfera culturale e politica creata dal duca Amedeo VIII, il principale committente del pittore torinese.
Jaquerio poté così approfittare di un ambiente culturale favorevole agli scambi e ai contributi di diversa provenienza, grazie alle personali aperture culturali del duca e
alla collocazione geografica dello stato sabaudo, che controllava passi importanti delle Alpi occidentali.
Egli non solo favorì la d¡ffusione nel territorio piemontese di uno stile che guardava più al gotico d'oltralpe che all'arte italiana, ma in alcune opere (la processione degli offerenti sulla parete meridionale del presbiterio e la Salita al Calvario nella cappella adibita a sacrestia) introdusse una componente realistica, contribuendo così a rinnovare la pittura del suo tempo.
Gli affreschi della Cappella adibita a Sacrestia
Tutta la decorazione della cappella è attribuita a Jaquerio.
Sulla volta sono rappresentati i quattro Evangelisti, ognuno dei quali è identificabile grazie al simbolo che gli è proprio; sulla parete sud sono effigiati i santi Pietro e Paolo, a est
l'Annunciazione, a nord la Salita al Calvario, a ovest la Preghiera nell'Orto degli Ulivi.
Nell'Annunciazione la Vergine e l'Angelo sono inseriti ai due lati di una finestra aperta nella parte superiore della parete; l'atteggiamento delle due figure si adatta perfettamente al margine curvilineo della superficie che le contiene.
Nella Preghiera nell'Orto degli ulivi Cristo si trova al centro della scena, che è spoglia e chiusa sullo sfondo da un traliccio di rami, come a sottolineare l'isolamento e la solitudine spirituale del protagonista.
La Salita al Calvario si differenzia nettamente dalle altre raffigurazioni della cappella; infatti la resa appare più realistica e la struttura della scena è più drammatica e mossa. Il racconto ha il suo esordio nel gruppo delle pie donne
all'estrema sinistra, prosegue con personaggi individuati attraverso i particolari dell'abbigliamento e soprattutto mediante la caratterizzazione fisica e psicologica.
Al di sopra delle teste le lance e gli stendardi contribuiscono al movimento della scena e danno profondità allo spazio. Rimangono molti dubbi sulla datazione dei dipinti della cappella; la maggior parte di essi risalirebbe al secondo decennio del XV secolo.
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
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Cappella adibita a Sacrestia
Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
Le storie di S. Antonio e la processione degli offerenti sono attribuite a Jaquerio. Nella parte superiore della parete gli affreschi sono suddivisi in tre registri, in cui sono descritti
episodi della vita di S. Antonio; in essi hanno uno spazio rilevante le tentazioni a cui venne sottoposto il Santo.
Nella parte inferiore, la cui superficie è interrotta da un arcosolio e da due porte che introducono nella cappella adibita a sacrestia, è rappresentata un'unica scena: da destra verso sinistra sono raffigurati una coppia inginocchiata con offerte, accanto alla quale si trova un bambino che porta un cero, e poi gruppi di pastori, anch'essi con offerte, che spingono davanti a sé capre e maiali; si tratta forse di una cerimonia in onore di S. Antonio.
Nelle figure dei pastori è evidente la volontà di una resa realistica, che contrasta con la rappresentazione raffinata ed elegante delle storie di S. Antonio.
Nell'arcosolio è rappresentato Cristo che si erge dal sepolcro con accanto i simboli della passione, affresco di Jaquerio o di scuola jaqueriana, mentre i dipinti sulle lunette sovrastanti le due porte sono stati eseguiti nel Trecento.
La datazione della decorazione del presbiterio non è certa; secondo l'opinione piú comunemente accettata, essa sarebbe da collocare nel secondo decennio del XV secolo.
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Gli affreschi della parete meridionale del Presbiterio
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
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Sant' Antonio di Ranverso - interno
L'Ospedale
La facciata è tutto quanto resta dell'edificio, costruito
alla fine del XV secolo, in cui gli Antoniani ospitavano e
curavano i malati, e tra questi soprattutto coloro che erano colpiti dal cosiddetto fuoco di S. Antonio (ignis sacer).
Essa ha una forma a capanna, con un portale centrale con arco a sesto acuto e ornato da un'alta ghimberga, una porta a destra e una finestra a sinistra, anch'esse con arco a sesto acuto.
La facciata presenta una ricca decorazione in cotto, estesa anche ai pinnacoli che si ergono sul coronamento.
Alla parte interna della facciata agli inizi del XX secolo è stato addossato un rustico, mentre nel luogo in cui era situato il fabbricato dell'ospedale a stata costruita una cascina nei primi decenni del XVIII secolo.
Sant' Antonio di Ranverso - Ospedale
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2025-09-20