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La dottrina della regalità sociale di Cristo è antica quanto la Chiesa (2000 anni), ma fu riaffermata da Papa Pio XI nell'enciclica "Quas primas" (1925).
Il documento giunse in risposta a un mondo profondamente laicizzato e secolarizzato, e istituì la festa liturgica per ragioni pedagogiche.
A differenza dell'orientamento moderno, che enfatizza una regalità escatologica (alla fine dei tempi), la dottrina tradizionale sottolinea la dimensione sociopolitica di Cristo Re. Cristo è Re di tutto il genere umano per due ragioni: diritto di natura (in virtù dell'Unione ipostatica) e diritto di conquista (in quanto Redentore ha riscattato l'umanità dal demonio).
La sua regalità è piena e non meramente simbolica, includendo potere legislativo, giudiziale ed esecutivo.
Sebbene il regno di Cristo sia principalmente spirituale, Egli è Signore anche "in temporalibus" (nelle cose temporali). La regalità di Cristo conferma e rafforza le autorità terrene, le quali esercitano una potestà ministeriale subordinata al Re.
Il riconoscimento di questo vincolo divino rende sacra l'autorità politica; disgiungere il potere terreno dal divino genera invece lo spirito rivoluzionario.
La "Quas primas" lega strettamente questa dottrina alla consacrazione al Sacro Cuore, che teologicamente riafferma l'umanità regale di Cristo (Re in quanto uomo).
L'obiettivo è la consacrazione delle nazioni, ossia la dimensione pubblica e politica.
I cattolici sono chiamati a combattere sia la tentazione escatologistica che quella intimistico-spiritualistica (confinare la fede al privato).
L'impegno per far regnare Cristo sulla vita pubblica (la res publica) e sulle leggi è un atto politico-religioso e la più alta espressione della virtù di religione.
Fonte
2025-11-26
Autore : don Samuele Cecotti
Fonte : Osservatorio Card. Van Thuân