L’Icona della Dormizione della Madre di Dio
L’Icona della Dormizione della Madre di Dio
Oggi, la Scala spirituale e vivente, per la quale discese l’Altissimo
per rendersi visibile sulla terra e conversare con gli uomini,
servendosi della scala della morte, dalla terra si è trasferita ai cieli.
Oggi, la tavola terrestre, che senza esperienza di nozze
ha portato il Pane celeste della vita, la brace della divinità,
fu elevata dalla terra ai cieli;
oggi, per la porta orientale di Dio si sono sopraelevate le porte del cielo.
Oggi, dalla Gerusalemme terrestre la città vivente di Dio
si è trasferita “alla Gerusalemme di lassù”;
Colei che ha concepito come suo primogenito e unigenito
il Primogenito di tutta la creazione, l’Unigenito del Padre,
prende dimora nella “Chiesa dei primogeniti”;
l’Arca viva e spirituale del Signore
viene sollevata fino al riposo di suo Figlio.
(San Giovanni Damasceno: Omelia per la festa della Dormizione della Madre di Dio)
Notizie storiche
La festa dell’Assunta (Dormizione, per le chiese d’Oriente) è celebrata il 15 agosto sia nella Chiesa Cattolica che in quelle Ortodosse ed è la più grande delle feste dedicate alla Santissima Vergine. Le prime testimonianze scritte di questa solennità risalgono al V secolo, quando il Terzo Concilio Ecumenico (Efeso, 431) consacrò il termine Deìpara (in greco Θεοτόκος = Theotókos = Madre di Dio) a Colei che rese possibile l’Incarnazione.
Il tempo e le modalità con i quali questa festa si diffuse sono però incerti e discussi. Numerose sono le ipotesi, la più accreditata delle quali la fa risalire al VII-VIII secolo: in un Lezionario si cita che il 15 agosto veniva celebrata in Gerusalemme una festa mariana in una chiesa fatta costruire dall’imperatrice Elia Eudocia (401-460), moglie dell’Imperatore Teodosio II, nel Getsemani, in un luogo che veniva indicato essere il sepolcro della Vergine.
Fu però l’imperatore Maurizio (582-602) a ordinare la celebrazione di questa festa in tutto l’Impero. A partire da questo periodo i maggiori teologi e omileti e la letteratura apocrifa contribuirono a rendere la festa della Dormizione della Madre di Dio la più importante festa mariana della Chiesa, soprattutto della Chiesa bizantina.
I Padri della Chiesa, infatti, hanno sempre visto come una grande benedizione il fatto che l’inizio e la fine dell’anno liturgico delle Chiesa d’Oriente siano coronati da due grandi feste dedicate alla Vergine Maria: la sua Natività, l’8 settembre, e la Dormizione, il 15 agosto. Il coronamento dell’anno rimane così sotto il patrocinio di Colei che anche dopo la sua Dormizione non ha lasciato il mondo.
Fin dal tempo di San Teodoro Studita (759-826) la festa fu fatta precedere da un digiuno di 15 giorni, caratteristica tipica delle grandi solennità, e da allora, durante questo periodo, ogni sera viene cantata un’Ufficiatura detta «Paraclisi», con la quale si impetra che la Vergine interceda presso il Signore perché guarisca da ogni genere di mali, sia fisici che spirituali e si ha la consolazione, per i suoi meriti, di essere esauditi.
Per dare maggior risalto alla solennità di questo evento liturgico l’imperatore Andronico II (1282-1328) consacrò infine l’intero mese di agosto al mistero della Dormizione e Assunzione della beata Vergine.
Il termine greco per designare il “Transito della Madre di Dio”, come è detto dalla Chiesa orientale, o l’ “Assunzione di Maria Vergine al Cielo” o semplicemente “Assunta”, come si dice in Occidente, è «Κοίμησης» (Koίmesis = Dormizione).
Questo termine deriva dalla prima omelia di San Giovanni Damasceno dedicata a tale solennità e non tende tanto a porre in risalto un aspetto anziché un altro della festa, quanto a essere comprensivo sia della morte che dell’Assunzione.
«Come chiameremo questo mistero che ti riguarda?» – dice il santo rivolgendosi direttamente alla Vergine – «La chiameremo morte? Sebbene la tua sacratissima e beata anima, secondo le leggi della natura, si stacchi dal perfetto e puro tuo corpo e il corpo sia affidato secondo la legge comune alla tomba, ciononostante non soggiorna nella morte né è dissolto dalla corruzione. A Colei la cui verginità rimase illibata nel parto, fu custodito incorruttibile il corpo anche nel suo trapasso e fu trasferito in una dimora migliore e più divina non soggetta ai colpi della morte, ma che si perpetua per gli infiniti secoli dei secoli […] pertanto io non chiamerei morte la tua santa dipartita, ma dormizione o passaggio: meglio, un’entrata nella dimora di Dio».
Il significato della festa e il miracolo del passaggio in cielo della Santissima Vergine Maria è anche ben descritto nel Sinassario del giorno:
«Allora ci fu un grande tuono e tutti gli apostoli di Cristo vennero come nuvole dalle estremità della terra alla casa della Madre di Dio a Gerusalemme. E quando Pietro iniziò il canto di sepoltura, gli Apostoli alzarono il giaciglio e accompagnarono il corpo, che aveva accolto Dio, al sepolcro. E quando gli Apostoli giunsero al villaggio del Getsemani e deposero nel sepolcro il corpo della Madre di Dio, rimasero lì ancora tre giorni, aspettando il santo apostolo Tommaso, che era assente per ordine divino. E quando arrivò, il santo apostolo Tommaso era addolorato, perché non era stato degno di vedere l’immagine della Vergine Maria come gli altri Apostoli. Così, per decisione comune, il sepolcro fu aperto per lui. E quando fu aperto, si meravigliarono di trovare il sepolcro senza il suo corpo santo, ma solo con il sudario, come consolazione e testimonianza indiscutibile del passaggio ai cieli della Madre di Dio con il suo corpo».
Iconografia
In affreschi in Cappadocia e Siria vi sono raffigurazioni della Dormizione della Madre di Dio che risalgono al IV-V secolo e a questo periodo risale probabilmente anche la raffigurazione su tavole. Purtroppo, per le lotte iconoclaste che si svolsero fra l’VIII e il IX secolo, una gran parte di esse fu distrutta ed è pertanto quasi impossibile trovare icone antecedenti il X secolo. Da quel periodo in poi si può dire che in linea di massima lo schema iconografico è rimasto invariato nelle diverse epoche, con differenze in alcuni dettagli legate a tradizioni particolari, che però non alterano il senso della raffigurazione.
Dormizione della Vergine - icona della scuola di Dionisij del XV-XVI secolo
Una bella icona della scuola di Dionisij del XV-XVI secolo può essere presa a modello delle icone della Dormizione che sono state scritte a partire da quell’epoca. Per illustrarla farò ricorso agli Apocrifi, agli inni celebrativi e ad alcune omelie dei Padri della Chiesa.
Nella parte superiore dell’icona sono raffigurate tante nuvole. In ognuna di esse, sorretto da un angelo, è rappresentato uno dei dodici apostoli. Narrano infatti gli Apocrifi che quando nostro Signore Gesù Cristo decise di avere per sempre accanto a Sé sua Madre, le inviò l’arcangelo Gabriele perché le rivelasse il giorno del trapasso. Recatosi da Maria l’Angelo disse: «Questo dice tuo Figlio: è ora che mia Madre sia sempre con me, non ti sconvolgere per tutto ciò, perché passi alla vita eterna».
A questo annuncio la Madre santa esultò, ma espresse il desiderio di rivedere prima gli apostoli che in quel tempo si trovavano in vari luoghi della terra a predicare il Vangelo. «Verranno a te – rispose Gabriele – canteranno inni al tuo cospetto e faranno i tuoi funerali». Dopo queste parole Maria salì al Monte degli Ulivi per pregare; dopo di che ridiscese a casa per preparare il suo letto funebre e attese, mentre gli Apostoli venivano prodigiosamente trasportati sulle nubi al capezzale della Madre del Signore.
Nella parte inferiore dell’icona si vedono gli Apostoli e altri personaggi accanto al capezzale di Maria. Siamo nel Getsemani, a Gerusalemme, indicata dai due edifici ai lati della rappresentazione. È il luogo dove spesso Gesù si ritirava con i suoi discepoli (Gv 18,2) e dove ha consegnato Sé stesso per la nostra salvezza. Per questo gli Apocrifi parlano del Getsemani come punto di convergenza degli Apostoli e anche perché qui vi era la casa della Vergine.
Seguiamo il racconto degli Apocrifi. Al vedersi circondata dagli Apostoli la Madre di Dio esultò nello spirito: «Benedico Te […] che hai preso dimora nel mio seno […] mi avevi promesso: quando uscirai dal corpo radunerò intorno a te tutti gli Apostoli. Eccoli ed io in mezzo a loro come vite fruttifera, come quando ero con Te. Ti benedico con ogni benedizione. Si avveri dunque anche l’altra promessa, allorché mi hai assicurato: quando uscirai dal corpo mi vedrai». Ciò detto chiamò Pietro e tutti gli altri apostoli, li introdusse nella casa e mostrò loro i preparativi funebri.
[…] Gli apostoli si rattristarono e quasi ad una sola voce dissero: «Rimani con noi, nostra avvocata, unico nostro conforto sulla terra, non lasciare orfani, Tu, Madre, noi che ci esponiamo al pericolo per il tuo Figlio. […] Se Tu vuoi restare ne hai la possibilità, e se desideri andare, nulla te lo impedisce.
[…] Felice il vivere con Te, se vivi, il morire con Te, se muori! Ma che diciamo “se muori”? Per Te è vita anche la morte, e vita migliore, che supera, senza possibilità di confronti, questa vita; ma per noi come è sostenibile la vita se non abbiamo la tua compagnia?».
E ciò dicendo i loro volti furono inondati di lacrime. Allora la Vergine prese a consolarli: «Amici e discepoli di mio Figlio e Dio, non rattristate la mia gioia con la malinconia e con le lacrime, ma seppellite il mio corpo così come figurerà sul letto di morte». Dopo averli rincuorati con tali parole si distese sul letto funebre e gli Apostoli si disposero tutt’intorno.
«Signore, Tu non mi hai privato della tua presenza», continuò la Tuttasanta, «ecco io sto per intraprendere la via di tutta la terra e non dubito che ora il mio Signore vi abbia condotto qui, o fratelli, per darmi sollievo nelle tribolazioni che stanno per colpirmi. Ordunque ve ne prego, vegliamo tutti insieme ininterrottamente fino al momento in cui il Signore verrà ed io mi separerò dal corpo».
Narrano sempre gli Apocrifi che verso l’ora terza del giorno si udì un gran tuono e si avvertì un profumo soave. Ed ecco, all’improvviso, apparve il Signore contornato da schiere di angeli, cherubini e serafini. La Vergine, appena lo vide, esclamò: «Ti benedico perché hai compiuto ciò che mi avevi promesso. Chi sono io, misera, da essere stata giudicata degna di tanta gloria? Nelle tue mani, Figlio mio, pongo il mio spirito. Accogli l’anima a Te cara, che hai custodito immacolata. A Te, non alla terra, consegno il mio corpo. Custodisci illeso questo corpo che ti sei degnato di abitare e che nel nascere hai conservato vergine. Portami vicino a Te, in modo che dove sei Tu, germoglio delle mie viscere, ci sia anch’io, partecipe della tua abitazione. Mi sento spinta verso di Te che sei disceso da me, eliminando ogni distanza».
Gesù prese l’anima di sua Madre e la pose tra le mani dell’arcangelo Michele dicendogli di portarla in Paradiso, poi dispose di portarvi anche il corpo e là l’anima sarebbe stata ricongiunta al corpo glorioso.
L’icona
Fin qui gli Apocrifi. Passiamo ora all’illustrazione dell’icona di Enrico Benedetti, icona della Dormizione della Madre di Dio ovvero l'Assunta, secondo la Tradizione Ortodossa.
Nel modello iconografico di Dionisij la raffigurazione delle nubi che portano gli Apostoli è del tutto secondaria, per cui è assente in numerosissime altre icone della Dormizione, nelle quali è invece centrale il raccogliersi degli Apostoli e di altri discepoli intorno al capezzale di Maria, Madre della Chiesa, a significare la venuta di tutti i popoli a Gerusalemme per la resurrezione che seguirà la seconda venuta del Messia.
Nello scrivere la mia icona mi sono attenuto a quest’ultimo modello.
La Madre di Dio è distesa su un letto, con le mani giunte sul petto. Alla sua testa sta l’apostolo Pietro, che incensa con il turibolo, ai suoi piedi gli apostoli Paolo, chino in atteggiamento di venerazione, e Giovanni. Gli altri apostoli sono in piedi e tra di essi, ai due lati, figurano due personaggi in abiti vescovili. Si tratta di Dionigi l’Areopagita e di Ieroteo, vescovo di Atene, ambedue discepoli di Paolo. Sullo sfondo, alcune donne, fra le quali la Maddalena, piangono, addolorate.
Il giaciglio sopra il quale è adagiata la Vergine ricorda lo scafo di una barca, la nave celeste, la Chiesa, della quale i due principali apostoli, Pietro e Paolo, sembrano essere la prua e la poppa. L’albero di questa barca che ci conduce nel porto della Vita, della salvezza, è Cristo.
I due personaggi principali, Cristo e Maria, sono su due linee, una verticale e una orizzontale, che costituiscono lo schema fondamentale della composizione. Lungo la linea orizzontale è raffigurato il corpo disteso della Vergine; da essa, seguendo un movimento dal basso verso l’alto, si innalza la linea verticale che, attraverso il Cristo, al centro della composizione, culmina in un clipeo che contiene la Madonna assunta dagli angeli nell’alto dei cieli.
L’incontro delle due linee è quindi segno di vita e redenzione in un unico rapporto di collaborazione fra divinità e umanità. Gesù, che si è fatto uomo in Maria senza seme umano – non creato, ma generato dal Padre – che è nato da Lei lasciandola vergine, non ne permetterà la corruzione: i limiti dell’umanità, anche la morte corporale, sono superati dall’incontro con la Grazia di Dio.
Al centro dell’icona, in una mandorla celeste, abbiamo Gesù che tiene tra le braccia l’anima della Vergine, rappresentata, a indicare lo splendore della sua purezza, come una neonata avvolta in lini bianchi. Tutt’intorno al Signore vi è un coro di angeli.
Nella metà superiore dell’icona, come appena detto, è raffigurato un clipeo sorretto da due Arcangeli che portano in cielo il corpo della Vergine. «Le Potenze celesti» – si canta al vespro della vigilia – «giungendo con il proprio Maestro, fecero scorta al corpo venerabile che aveva ospitato Dio e gridarono agli Ordini superiori: “Ecco, giunge la divina fanciulla e Regina universale! Sollevate le porte e accogliete, nel modo che supera il mondo, la Madre della Luce non esposta al tramonto. Attraverso di Lei si è compiuta la salvezza di tutti gli uomini; Lei, che non abbiamo la forza di guardare, alla quale siamo incapaci di tributare la lode in misura dovuta, perché la sua dignità supera tutto quanto si possa concepire”».
Nell’Eden ad Adamo fu pronunziata la condanna: «…tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai…» (Gn 3, 19).
Bisognava quindi che il corpo composto di terra ritornasse alla terra, ma la Madre di Dio non fu sottoposta a tale condanna. Era infatti necessario che la sua carne, immacolata e incorruttibile, risuscitasse dalla tomba. In Lei, infatti, abbiamo la speranza che «non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba.
Squillerà, infatti, la tromba ed i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d’incorruzione e che il nostro corpo mortale si rivesta d’immortalità. Quando questo corpo corruttibile avrà rivestito l’incorruzione e questo corpo mortale avrа rivestito l’immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta: la morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov’è la tua vittoria? O morte dov’è il tuo pungiglione?» (1Cor 15, 51-55).
Cristo al centro dell’immagine rivela il vero significato dell’icona: l’amore del Signore per noi. Colei che veneriamo umilmente scompare, si mette da parte, e lascia il posto a Colui verso cui ci vuole e deve condurre. Ella è solo una creatura e non può volere per Sé la nostra venerazione e il nostro amore, ma li attira per indirizzarli a suo Figlio.
«Quale strano prodigio!», si canta ai vespri della vigilia della festa, «La fonte della vita è deposta in un sepolcro e la tomba diventa scala verso il cielo». «Ti sei posta, o Vergine, quale mediatrice, divenendo scala per la discesa di Dio verso di noi, quando ha voluto assumere la nostra debolezza. Quando verrà il Signore e davanti al suo volto il cielo e la terra fuggiranno, le montagne e le colline si appianeranno, dove potremmo nasconderci? dove potremmo trovare rifugio se non in te, porto di salvezza?».
Fonte
2025-08-15
Autore : Enrico Benedetti
Fonte : Blog di Sabino Paciolla