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Il ruolo dei laici nella Chiesa
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FOT. AMOR SANTO/CATHOPIC.COM

 

Il ruolo dei laici nella Chiesa

 
Ci siamo abituati a vedere sacerdoti in abiti civili e laici sul pulpito. Questo significa forse che dovremmo sforzarci di sfumare la distinzione tra sacerdote e laico?  
 
Dal Concilio Vaticano II, si è sempre più spesso affermato che l'era attuale della Chiesa è l'era dei laici. Gli stessi documenti conciliari sollecitano fortemente un maggiore coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa. Ma cosa comporterebbe questo coinvolgimento?  
 
Per rispondere a questa domanda, consideriamo innanzitutto alcuni fatti. In primo luogo, i laici stanno diventando sempre più figure di riferimento in diversi gruppi religiosi. Allo stesso tempo, i servizi precedentemente affidati al clero vengono assunti dai laici.  
 
Assistiamo a un numero crescente di ministri laici della Santa Comunione. Alcune diocesi stanno introducendo l'istituzione del diaconato permanente per gli uomini sposati (come accade, ad esempio, nell'arcidiocesi di Katowice). Ci sono diocesi nell'Europa occidentale in cui servizi tradizionalmente riservati ai sacerdoti, come le cerimonie funebri, vengono assunti da laici, comprese le donne.  
 
Attualmente, la Chiesa sta discutendo sempre più spesso dell'abolizione del celibato e della possibilità per le donne di partecipare a determinate funzioni sacerdotali. La tendenza è chiara: il crescente coinvolgimento dei laici in ministeri tipicamente "ecclesiali". La reazione dei fedeli è meno univoca: in alcuni, questa aspirazione suscita entusiasmo, in altri, forte timore e imbarazzo.  
 
In secondo luogo, il Concilio ha effettivamente auspicato un maggiore coinvolgimento dei laici. Allo stesso tempo, non ha stabilito che tale coinvolgimento dovesse comportare l'assunzione da parte dei laici di compiti tipicamente svolti dal clero, alleggerendo così il carico di quest'ultimo.  
 
Clericalizzazione dei laici?  
 
L'appello a un maggiore coinvolgimento dei laici fu dettato da due considerazioni. Da un lato, rappresentava una risposta alla preesistente divisione tra la Chiesa che insegna (gerarchia) e la Chiesa che ascolta (laici). Questa divisione non era del tutto appropriata, sia perché suggeriva che gli insegnanti stessi non dovessero ascoltare ed essere discepoli, sia perché instillava nel pubblico laico la sensazione di essere semplici ascoltatori passivi all'interno della Chiesa.  
 
Dall'altro lato, un maggiore coinvolgimento era inteso come una risposta alla crescente secolarizzazione, intesa come declino della fede e del senso di santità nel mondo.  
 
In terzo luogo, la Chiesa critica sempre più la cosiddetta clericalizzazione del cristianesimo. La clericalizzazione non è altro che un'esagerazione del "sacerdozio", che identifica la Chiesa con una "casta superiore" di funzionari ecclesiastici. Eppure la Chiesa è composta da tutti i credenti.  
 
Alla luce di questi fatti, un maggiore coinvolgimento dei laici dovrebbe davvero comportare l'assunzione di funzioni sacerdotali, come la conduzione della liturgia, ecc.? E se no, cosa dovrebbe comportare?  
 
Sembra che permettere ai laici di svolgere compiti precedentemente riservati esclusivamente ai sacerdoti sia un approccio completamente fuorviante, diverso da quello insegnato dalla Chiesa. Se uno dei problemi del cristianesimo contemporaneo è la clericalizzazione della Chiesa, la clericalizzazione dei laici potrebbe essere una buona soluzione?  
 
Per inciso, vale la pena notare che dove progredisce la clericalizzazione dei laici, progredisce anche la secolarizzazione del clero... Qual è dunque il ruolo dei laici nella Chiesa, se non quello di limitarsi al mero ascolto passivo della Parola?  
 
Santificare il mondo  
 
I laici sono chiamati a santificare e salvare il mondo. Il clero, d'altro canto, è chiamato a fornire accesso alla fonte della santificazione, che sono i sacramenti e la Parola di Dio.  
 
I laici, naturalmente, si servono di questi mezzi, ma il problema sta nel vivere quotidianamente secondo la loro logica. Quando il clero ci parla delle esigenze del Vangelo, sappiamo che queste esigenze sono incredibilmente difficili. Ci chiedono di vivere la nostra vita quotidiana come ha fatto Gesù, che non era solo uomo, ma anche vero Dio. Gesù, quindi, ha vissuto la vita umana come Dio può viverla.  
 
Ed è proprio per questo che il clero ci amministra i sacramenti, che danno inizio e sostengono la vita divina in noi. In questo contesto, il compito dei laici non è tanto quello di orientarsi nella vita da soli, guidati dalla propria logica, quanto piuttosto di vivere in modo che questa vita diventi un Vangelo vivo e contemporaneo.  
 
In pratica, ciò significa che un marito dovrebbe amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa, che una moglie dovrebbe nutrire i figli come se fosse Dio stesso a nutrirli. Un lavoratore dovrebbe svolgere il proprio lavoro come se lo facesse per Dio stesso. I cittadini dovrebbero votare alle elezioni per il candidato che Dio sceglierebbe, e così via.  
 
Lo spazio dello Spirito di Dio  
 
Mentre il ruolo del clero è quello di trasmettere la rivelazione (istruire) e facilitarne l'attuazione (rendere accessibili i sacramenti vivificanti), il compito dei laici – e in effetti di tutti i cristiani – è quello di vivere realmente il Vangelo e renderlo presente attraverso questi mezzi. Ed è qui che inizia la vera missione. Perché se le parole istruiscono, gli esempi attraggono.  
 
Il laico che vive il Vangelo, cioè che progetta la propria vita in modo che la sua qualità e il suo rango raggiungano la santità di Dio, è, da un lato, un autentico testimone e predicatore della Parola. Dall'altro, è colui che trasforma veramente il mondo, salvandolo insieme a Cristo, creando nel tessuto stesso della vita uno spazio permeato dallo Spirito di Dio.  
 
Questo atteggiamento trova espressione nella cultura cristiana, di cui i laici hanno la particolare cura. Pertanto, la modernità appartiene indubbiamente ai laici – ma in collaborazione con il clero.  
 
L'articolo è tratto dalla rivista mensile Różaniec – gennaio 2020.  
 
 
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Fonte  
 
2020-01-15
Autore : p. Jan Paweł Strumiłowski OCist Fonte : Różaniec, miesięcznik formacyjny
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