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La Croce apportatrice di salvezza
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La Croce apportatrice di salvezza

 
O letto, sul quale si è addormentato il Re della gloria!  
 
Qualsiasi morte non causata da malattia naturale che quindi non s'impossessa dell'uomo un po' per volta, ma interviene con violenza e prima del tempo, è cosa che tutti abborriscono e rifuggono. Ma una morte in croce è fra tutte la più obbrobriosa e la più ripugnante.  
 
Eppure, quando fu stabilito fin dall'eternità che si compisse il mistero della croce per il bene di tutto il mondo, che nascesse il nuovo Adamo per rinno­vare il vecchio, Dio volle anche che fosse salvato per mezzo del legno colui che a causa del legno era incorso nella pena della morte.  
 
E siccome negli uomini era radicata questa comune persuasione riguardo agli uccisi di morte violenta, e ciò impe­diva di accogliere un tale mistero (tanto più che la legge di Mosè dichiarava maledetto chiunque fos­se appeso al legno), fu necessario, per arcano dise­gno di Dio, servirsi proprio di quel legno già prefi­gurato dal biblico serpente - figura a tutti odiosa e abominevole - e proprio ad esso venne accordata la virtù di dare la vita.  
 
Questa croce viene innalza­ta davanti ai giudei e, perché in essa venga riposta ogni speranza di vita, per arcana disposizione è conferito il potere di dare la vita a un oggetto ina­nimato e privo di vita.  
 
"Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allo­ra saprete che Io Sono" (Gv 8,28).  
 
Quando infatti morì in croce, donò la vita a coloro che erano stati feriti dal pungiglione della morte. Isaia lo previde e se ne rallegra con l'assemblea dei fe­deli; e ciò che aveva udito senza parole per il suo ministero profetico, lo proclama ad alta voce in persona del Salvatore: «Ora mi alzerò, ora mi innalzerò, ora mi esalterò» (Is 33,10).  
 
Queste parole profetizzano l'esaltazione sulla croce e la gloria che l'Unigenito del Padre si acquista sulla croce. Si alza dal suo trono, discende sulla terra: «esulta come prode che percorre la via» (Sal 18, 6).  
 
Col sangue purissimo tratto dalla Vergine, egli si ricopre delle vesti dell'agnello, affinché il lupo, adescato e attratto dalla sembianza, seguen­do il suo vizio lo assalga, e cosi lo scellerato si spezzi i denti nell'azzannare colui che era esente da ogni peccato.  
 
Cristo si sentiva spinto alla ricerca della pecorella smarrita. Benché si fosse fatto per noi agnello, nello stesso tempo però, in quanto Dio, era pa­store e riconduceva ai pascoli celesti la pecorella che ne era stata rapita.  
 
Egli avanza per vendicare col legno la strage che il demonio aveva operata col legno e cavar fuori il chiodo col chiodo, ser­vendosi dello strumento di maledizione per distruggere la maledizione derivata dal legno. Dunque di così grandi beni è causa la croce, ed è scala sicura di salvezza per ritrovare la beatitudine perduta.  
 
Quanto è amabile il tuo altare, o Signore degli eserciti, sul quale sei stato immolato come agnello e togli davvero il peccato del mondo! Lo togli in quanto Dio, ti immoli in quanto uomo.  
 
Benché in­fatti tu sia stato crocifisso nella debolezza della car­ne passibile, tuttavia fosti il Signore delle potenze che trascendono il peso del corpo e della materia, e la tua divina potenza si è manifestata pienamen­te nella debolezza umana, una volta che hai fiaccato e prostrato il nostro comune tiranno.  
 
E così la croce è motivo di forza e di gloria, non già di vergogna.  
 
O letto sul quale si addormentò il Re della gloria reclinando spontaneamente il capo, e si abban­donò volentieri a quel sonno di vita, lui che asso­pito in quel sonno abbattè il nemico sempre desto, dopo aver spogliato il regno degli inferi!  
 
In tal modo contemplò la tua gloria il veggente di Dio, Isaia, che c'insegna anche un altro mistero quando dice: «Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato» (Is 6, 6-7).  
 
Ambedue le cose ti si addicono, o croce: tu sei letto e sei altare. Letto perché in te si è addormentato colui che è immor­tale; altare a causa della vittima per noi offerta e per quel singolare sacrificio che egli ha immolato per la salvezza del mondo: noi crediamo che tu sei l'altare dell'Agnello divino.  
 
Ma ora, o croce, mi rivolgo a te e di nuovo stento a staccare le mie labbra dall'amore che mi attira a te. O croce, altare degno di ogni venerazione, accetta questo dono delle mie lodi e benedici il mondo intero!  
 
 
2026-09-14
Autore : san Germano, vescovo
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